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Fantastic Utopias: nel dialogo fra opere e spazi, la poesia e l’inaspettato della mostra alla Rocca d’Angera

Today will end (Oggi finirà): è questo il monito, scritto con parole formate da fili elettrici pieni di minuscole lampadine, che ci accoglie all’ingresso della mostra Fantastic Utopias. L’iniziativa è stata organizzata negli spazi restaurati dell’Ala Scaligera alla Rocca d’Angera, nell’ambito del progetto artistico promosso dai Principi Vitaliano e Marina Borromeo Arese. Allestito per essere aperto il 20 aprile, il percorso espositivo d’arte contemporanea rimane “sospeso” nella sua meraviglia all’interno del castello angerese in attesa che i visitatori possano ammirarne dal vivo tutta la sua bellezza.

L’opera con le luci posta all’ingresso è dell’artista indiana Shilpa Gupta e parla del tempo e del rapporto di ciascuno con i ricordi e le emozioni, un tema estremamente attuale nel contesto sociale che stiamo vivendo. La commenta così Ilaria Bonacossa, curatrice della mostra in collaborazione con Galleria Continua: “La sua inevitabile verità sembra spingere ciascuno a prendere coscienza delle proprie azioni, a vivere il momento presente come se fosse lultimo ma al contempo suggerisce una dimensione temporale assoluta in cui loggi di ciascuno si esaurisce diventando insignificante nello scorrere della storia”.

Protagonisti della mostra sono immagini e oggetti inaspettati e forse magici, al contempo seducenti e spaventosi, capaci di portarci in universi alternativi lontani dalla verosimiglianza. E ciò avviene anche grazie alla suggestione degli spazi della Rocca d’Angera, in cui le opere sono state sapientemente inserite proprio con l’intento di creare un effetto “fantastico”. Come nel caso dell’opera dell’artista cinese Ai Weiwei in una sala affrescata che si raggiunge tramite un corridoio: da qui si intravede sospeso un monumentale pesce volante con grandi ali spiegate, in volo verso un’antica finestra affacciata sul Lago Maggiore e le sue isole. Il volo simbolico verso il lago è una esortazione a non rinunciare ai nostri sogni e desideri.

Salendo di un piano, si entra in una sala in cui troviamo a sorpresa un trabattello da cantiere. Ci sono dei lavori in corso? Stanno restaurando la Rocca? Il piccolo trabattello che occupa la parete frontale diventa quasi una stanza, uno spazio architettonico occupato da figure fantasma, abiti senza corpi che evocano contemporaneamente la presenza e l’assenza degli essere umani. E’ l’opera Second Hand dell’artista ucraina Zhanna Kadirova: nella sua espressione artistica la resistenza dei materiali evoca quella dei connazionali ai cambiamenti violenti della società post-sovietica. Il suo lavoro sprigiona l’energia vitale di una generazione che crede nel futuro e nel cambiamento.

Questa anticipazione offre solo alcuni esempi di come le opere dei quindici artisti internazionali diano vita a oggetti inaspettati e densi di significato e di come abbiano trovato la perfetta collocazione sullo sfondo maestoso della Rocca d’Angera.

 

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