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16 Gennaio 2020

Vitaliano VI Borromeo: una mostra all’Isola Bella celebra genio e senso estetico del suo fondatore

L’Isola Bella celebra il suo fondatore Vitaliano VI Borromeo con una mostra che ne ripercorre la vita e soprattutto la sua opera – il vascello che affiora sulle acque del Lago Maggiore – ancora oggi fonte di ammirazione e stupore nei visitatori di tutto il mondo.

Dal 20 marzo al 2 settembre 2020 a Palazzo Borromeo inaugura la mostra “Vitaliano VI. L’invenzione dell’Isola Bella”, curata da Alessandro Morandotti e Mauro Natale, dedicata al suo ideatore a 400 anni dalla sua nascita e nell’anno del Barocco Piemontese.

Allestita nel grande salone ultimato dal suo omonimo discendente Vitaliano IX nel 1956, la mostra nella prima sezione percorre le fasi principali della vita di Vitaliano VI, vero artefice della rinnovata fortuna della famiglia nella seconda metà del Seicento, attraverso ritratti in pittura e in scultura, medaglie e documenti. Prosegue poi ricostruendo le tappe del progetto del Palazzo e dei Giardini dell’Isola, dove furono attivi alcuni dei migliori progettisti lombardi, da Andrea Biffi a Filippo Cagnola, in dialogo costante con l’architetto ticinese Carlo Fontana. Si conclude con una rassegna di dipinti, sculture e arredi pensate per la decorazione degli interni del Palazzo, opere commissionate da Vitaliano VI, alcune mai esposte al pubblico. Anche nelle sale del percorso museale si potranno individuare i mobili e i quadri originali che si trovano ancora oggi dove li volle il nobile milanese.
Prende vita così uno dei più straordinari esempi dello stile barocco nell’Italia nord-occidentale.

Il conte Vitaliano VI, nato nel 1620, fu un personaggio importante nella storia della famiglia Borromeo. Intraprese sin da giovane la carriera delle armi e ottenne importanti incarichi diplomatici che lo portarono ad intrattenere una fitta corrispondenza con i personaggi di spicco della sua epoca. Uomo colto e curioso, nel 1650 assunse la direzione dei lavori dell’Isola Bella e, guardando a Roma con uno spirito di grande indipendenza e autonomia di scelte, prese in mano il progetto, iniziato dal padre Carlo III intorno al 1630, di creare sull’isolotto chiamato Isola Isabella un giardino. Vitaliano trasformò questa idea in una grandiosa scenografia barocca aggiungendovi un maestoso palazzo. Prese così la sua forma definitiva l’Isola Bella.

Nella sua corrispondenza, conservata nell’Archivio Borromeo, si trovano le lettere scritte agli architetti e alle maestranze che sovraintendevano ai lavori e soprattutto gli scambi epistolari con il fratello Giberto III, cardinale a Roma, con il quale discuteva del progetto e delle scelte decorative, a volte disegnando a margine dei fogli le sue idee.

Nel corso dei secoli il Palazzo si è arricchito di nuovi apporti figurativi, ma il fulcro barocco voluto da Vitaliano VI si può ancora leggere in gran parte delle sale, dove è presente la decorazione originale. Appassionato collezionista, creò una vera e propria Wunderkammer piena di rarità quali pietre, marmi e alabastri dipinti perlopiù con composizioni floreali, quadri con paesi e prospettive, cornici decorate con cristalli di rocca, agate e lapislazzuli. Anche il Giardino si arricchì di architetture in pietra rivestite a mosaico, statue, fontane che creavano insieme alle siepi veri e propri teatri nel verde.

 
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La mostra si inserisce nel percorso “L’essenziale è Barocco” promosso dalla Regione Piemonte. Per maggiori informazioni www.visitpiemonte.com

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🖼 #Berthier130
Nella piccola Adorazione dei Magi che fu di Giulia Arese, moglie di Renato II Borromeo, la cura che Giulio Cesare Procaccini mette nella regia e nella resa delle figure, concepite come microsculture preziose, ci ricorda che l’artista attorno al 1605, sebbene trentenne, è da poco approdato all’arte della pittura.
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Nato a Bologna, figlio di Ercole Procaccini il Vecchio e fratello di Camillo e Carlo Antonio, tutti rinomati pittori, Giulio Cesare fu l’unico della famiglia a iniziare la carriera artistica come scultore.
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Questa tavola della Galleria Berthier è uno dei migliori esempi delle sue sperimentazioni giovanili, dove la pittura veloce, impetuosa e improvvisa rilegge i maestri di area emiliana, primo fra tutti il Parmigianino.
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Giulio Cesare Procaccini
Adorazione dei Magi
1605 circa
Galleria Berthier, Palazzo Borromeo
Isola Bella
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🖼 #Berthier130
In the little Adoration of the Magi by Giulia Arese, wife of Renato II Borromeo, the care that Giulio Cesare Procaccini puts into directing and rendering figures, conceived as precious microsculptures, reminds us that the artist, in around 1605, although thirty years old, had recently arrived in the art of painting.
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Born in Bologna, son of Ercole Procaccini the Elder and brother of Camillo and Carlo Antonio, all renowned painters, Giulio Cesare was the only one in the family to begin his artistic career as a sculptor.
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This panel from Galleria Berthier is one of the best examples of his early experiments, where fast, impetuous and sudden painting reinterprets the masters of the Emilian area, starting with Parmigianino.
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Giulio Cesare Procaccini
Adoration of the Magi
Around 1605
Galleria Berthier, Palazzo Borromeo
Isola Bella

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Dalla magica cornice del Lago Maggiore alla fiabesca atmosfera di uno storico castello, le Isole Borromee e la Rocca di Angera tra le “Meraviglie” di @albertoangelarai1
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Un viaggio alla scoperta di tradizioni secolari, bellezze artistiche e paesaggi mozzafiato che rendono unico il nostro bel Paese.
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Appuntamento martedì 4 gennaio 2022 alle 21:25 su @rai1official per tornare a viaggiare tra le #Meraviglie d'Italia.
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From the magical setting of Lake Maggiore to the fairytale atmosphere of the historic castle, Isole Borromee and Rocca di Angera among Alberto Angela's “Wonders”.
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A journey to discover centuries-old traditions, artistic beauties and breathtaking landscapes.
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Save the date! January 4th at 9.25pm on RaiUno to return to travel among the #Meraviglie of Italy.

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Pronunciate il nome Viburnum. Quale sensazione vi lascia?
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Se vi sembra risuonare fortemente tra le labbra, come qualcosa dal carattere molto forte, è perché avete intuito la caratteristica dei suoi rami: la tenacia.
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Gli antichi arcieri avevano scelto proprio il legno di Viburnum lantana per realizzare frecce leggere e dalla dirittura molto precisa. I rami del Viburnum opulus, invece, venivano usati come scudisci per cavalli.
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Noi abbiamo scelto il Viburno per dare un tocco di magia ai viali dell’Isola Bella in inverno. Quando sbocciano sembrano batuffoli di neve profumatissima.
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Say the name Viburnum. What feeling does it evoke?
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If it seems to resonate powerfully between your lips, like something with a very strong character, it is because you have embodied the essential characteristic of its branches: tenacity.
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Ancient archers chose the wood of Viburnum lantana to make light arrows with a very precise straightness. The branches of the Viburnum opulus, on the other hand, were used as shields for horses.
❄️
We have chosen the Viburnum to give a touch of magic to the paths of Isola Bella during the winter. When they bloom, they are like balls of fragrant snow.

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