Isole Borromee Isole Borromee
Ingressi
  • Parco Pallavicino
  • Un’oasi di pace verde
  • PARCO PALLAVICINO
  • 50 specie di animali
    tra mammiferi e volatili
  • PARCO PALLAVICINO
  • Estro e impegno quotidiano
    nella cura del verde

La storia

La storia

Parco Pallavicino

Villa Pallavicino nacque come dimora privata nel 1855, quando l’area fu acquisita da Ruggero Bonghi, statista e letterato napoletano.

Seguì il passaggio al duca di Vallombrosa e nel 1862 l’acquisizione da parte della famiglia nobile genovese Pallavicino che ampliò la tenuta, costruì strade carrozzabili, adornò il parco di statue e trasformò la semplice dimora nella splendida villa ottocentesca di stile neoclassico che ancora oggi si erge sulla collina. Fu invece la marchesa Luisa, nel 1952, a portare a compimento l’opera ospitando qui animali provenienti da ogni angolo del mondo per costruire uno zoo d’eccezione.
Nel 1956 i Pallavicino decisero di trasformare il loro meraviglioso giardino in museo faunistico aperto al pubblico.

Dal 2017 il Parco Pallavicino è entrato nel circuito delle Terre Borromeo.

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Villa Parco Pallavicino

Cosa vedere

Cosa vedere

Sul lungolago di Stresa in direzione Belgirate, si estendono i 18 ettari di parco
dove l’anima botanica e quella faunistica vivono in armonia.

La gestione Borromeo comincia nel 2017, anno in cui vengono avviati una serie di interventi di recupero e miglioramento degli ambienti dedicati agli animali oltre che dei viali alberati.
Sono ospitate qui oltre 50 specie tra mammiferi e volatili, e hanno nel tempo trovato casa al Parco anche alcuni esemplari selvatici salvati dalla guardia forestale e che non sopravvivrebbero se reimmessi in libertà.

Parco Pallavicino

Gli specialisti della flora lavorano per valorizzare il ricco patrimonio botanico che le condizioni climatiche uniche del Lago Maggiore regalano. Il Giardino dei fiori è un esempio dell’estro e dell’impegno che i giardinieri mettono quotidianamente nella cura del verde.

Villa Pallavicino nacque come dimora privata nel 1855, quando l’area fu acquisita da Ruggero Bonghi, statista e letterato. Seguì il passaggio al duca di Vallombrosa e nel 1862 l’acquisizione da parte della famiglia nobile genovese Pallavicino che ampliò la tenuta, trasformandola in una villa ottocentesca di stile neoclassico. Nel 1956 i Pallavicino decisero di trasformare il loro meraviglioso giardino in museo faunistico aperto al pubblico.

Cosa vedere

La fauna

Cosa vedere

La fauna

Il Parco Pallavicino è famoso soprattutto per le oltre 50 specie che qui vi abitano. Molti degli animali si trovavano già qui quando la gestione del parco è passata ai Borromeo nel 2017, come le zebre, i canguri, i coati, la gru antigone, i fenicotteri.

Qualcuno si è aggiunto dopo – le capre orobiche, la mula “Bellavista”, gli alpaga, gli asini, i furetti, le galline di Polverara – e altri sono stati recuperati dal veterinario Uberto Calligarich, che oltre ad essere responsabile per la fauna del Parco Pallavicino è anche referente della Provincia del VCO per il recupero di animali selvatici. Ormai famosa anche grazie ai programmi televisivi attratti da questo parco, la volpe Fanta abbandonata il giorno della nascita dalla sua mamma, forse disturbata da un cacciatore.

Pallavicino accoglie infatti animali che non potrebbero più sopravvivere nel loro habitat naturale, sia perché nati in cattività o perché l’abbandono o l’incidente ha causato loro traumi permanenti.

daino

Esiste poi uno spazio pensato per vivere l’esperienza di un contatto unico e diretto con gli animali: la Fattoria.

Qui caprette tibetane e saltasasso, pecore, lama, alpaca e daini vivono liberi, alla ricerca di una carezza dei visitatori, soprattutto dei più piccini. Un’area fortemente voluta per rendere possibile un incontro vero, giocoso ma anche educativo nel rispetto e nella fiducia tra essere umano ed essere animale.

Uberto Calligarich
Volpe

Scopri gli abitanti del Parco Pallavicino!

Alpaca Alpaca

Alpaca

Vicugna pacos
Mammifero erbivoro della famiglia dei camelidi, l’alpaca è originario del Sudamerica.
A differenza degli altri camelidi, viene allevato non come animale da soma ma per la sua lana particolarmente ricercata.
Un’alpaca femmina produce circa 2,5 kg di lana, mentre un alpaca maschio può arrivare a produrre anche 4 kg di lana all’anno.
Negli ultimi anni, l’alpaca si è diffuso un po’ in tutta Europa essendo un animale che si adatta molto bene ai diversi tipi di clima.

La curiosità
Più piccolo del lama, si distingue da questo anche per la forma e la posizione delle orecchie. L’origine dell’alpaca è riconducibile a 4000 anni fa e sembra essere il primo animale domestico esistente al mondo.
Il carattere docile lo rende animale adatto a trekking in montagna, pet-therapy ed è sempre più diffuso come animale da compagnia.

Coniglio nano Coniglio nano

Coniglio nano

È originariamente un coniglio selvatico quello da cui deriva la specie domestica. Vive in praterie e colline boscose.

La curiosità
Questo erbivoro ha 28 denti di cui 22 molari, 4 incisivi superiori e 2 inferiori che continuano a crescere e che devono quindi consumarsi. È particolarmente attivo al crepuscolo e possiede una vista molto sviluppata.

Pecora Saltasassi Pecora Saltasassi

Pecora Saltasassi

La Saltasassi è una pecora di taglia medio-piccola, e appartiene alla razza alpina “a occhio cadente”.
Il maschio può pesare tra 55 e 60 kg mentre le femmine vanno dai 45 ai 50 kg.
In passato molto diffusa, oggi questo esemplare dal vello uniforme bianco è a rischio estinzione.

La curiosità
Allevata fin dall’antichità, si conoscono moltissime razze di cui alcune hanno contribuito a creare la ricchezza e addirittura l’identità di un luogo.
La lana è utilizzata per la produzione di vestiario ma può anche essere destinata allo stato grezzo alla produzione di rotoli di protezione per alberi da frutto o geotessuti per la stabilizzazione di scarpate, corsi d’acqua e strade.

Pecora d’Ouessant Pecora d’Ouessant

Pecora d’Ouessant

Ovis aries

Mammifero erbivoro, questa pecora è originaria dell’isola bretone d’Ouessant, da cui prende il nome, è alta al massimo 50 cm.
L’indole docile rende queste pecore adatte alla pet-therapy.

La curiosità
È la pecora più piccola del mondo, conosciuta fin dal Settecento.
Gli agnelli neri possono avere una macchia bianca che solitamente scompare dopo il primo anno di vita.

Lama Lama

Lama

Il lama è un mammifero erbivoro della famiglia dei camelidi originario delle Ande; vive nelle zone di alta montagna ma anche nelle aree semidesertiche.
Attualmente diffuso in tutto il mondo, un esemplare può pesare tra i 120 e i 150 kg. Grazie alla sua resistenza, il lama riesce a trasportare carichi anche di 50 kg e percorrere fino a 30 km in un giorno.

La curiosità
È la forma domestica del guanaco, ma si è adattato a vivere fino a 4000 metri di altezza.
Le dimensioni e la forma delle orecchie rivolte verso l’interno costituiscono uno dei caratteri distintivi rispetto al più piccolo alpaca.
È impiegato nella pet-therapy grazie al carattere molto docile.

Cigno nero Cigno nero

Cigno nero

Cygnus atratus

Questo uccello della famiglia degli Anatidi è originario dell’Australia, oltre a laghi e fiumi, ama vivere in zone acquitrinose coperte di vegetazione.
Si nutre principalmente di piante acquatiche e terrestri, ma non disdegna gli insetti.
Un cigno adulto può pesare dai 4 agli 8 Kg.

La curiostà
È specie monogama, quando forma un legame lo fa per la vita.
Durante il corteggiamento si svolge la spettacolare “cerimonia trionfale” per rafforzare la coppia davanti agli altri cigni.

Capra orobica Capra orobica

Capra orobica

Capra aegagrus hircus

Questo erbivoro della famiglia dei bovidi è un mammifero famoso per il suo lungo e morbido manto.
La femmina è alta circa 73 cm e pesa 65 kg, il maschio 79 cm e con un peso di circa 80 kg. I mantelli più caratteristici sono il farinel – crema, grigio e beige – e il marin, pezzato.

La curiosità
La capra orobica è originaria della Val Gerola, in provincia di Sondrio.
Gli archivi storici dell’Ottocento riportano di capre orobiche che ogni anno erano condotte in transumanza a Milano per fornire latte fresco agli ammalati negli ospedali.

Capra tibetana Capra tibetana

Capra tibetana

Capra aegagrus hircus

La capretta tibetana a dispetto del suo nome è originaria della Somalia; viene infatti anche chiamata Capra nana d’Africa.
La sua dieta è costituita da erba, foglie, arbusti, bacche e cortecce ma viene integrata anche con granoturco e granaglie in genere.
Il colore del mantello di questo mammifero erbivoro può essere bianco, nero, marrone o pezzato con due o tre colori.
Si tratta di un animale gregario, all’interno di ogni branco si formano gerarchie e alleanze sia tra i maschi che tra le femmine.
È inoltre molto socievole e affettuosa.

La curiosità
La capra è un ruminante poligastrico: ha cioè più stomaci di cui uno è il rumine.
Tende per questo ad ingerire velocemente il cibo per masticarlo successivamente in un luogo più tranquillo.

Mulo Mulo

Mulo

Equus asinus X Equus Caballus

Nato dall’incrocio tra un esemplare di asino maschio e uno di cavalla, il mulo è una specie domestica allevata in quasi tutto il mondo.
Ibrido sterile, è un animale resistentissimo e massiccio. La nostra Bella pesa circa 6 tonnellate.

La curiosità
Conosciuto dai tempi della Grecia antica e abbondantemente usato dalle legioni romane, la storia del mulo con gli alpini ha inizio nel 1872, anno di fondazione delle truppe alpine.
Era impiegato principalmente come bestia da soma soprattutto in montagna.
Gli Alpini amano ancor oggi definirli “soldati a quattro zampe”.

Volpe Volpe

Volpe

Vulpes vulpes

Questo mammifero carnivoro onnivoro appartiene alla famiglia dei canidi. Si nutre di piccoli mammiferi e invertebrati, ma anche di frutti e bacche.
Cosmopolita, vive solitamente in boschi e radure ma si è adattato anche alle zone urbanizzate.

La curiosità
I due esemplari presenti al parco derivano dall’attività di recupero della fauna selvatica.
Il maschio ha dovuto subire l’amputazione di un arto a causa di un investimento stradale. La femmina, Fanta, è stata ritrovata appena nata abbandonata dalla madre, probabilmente
disturbata mentre trasferiva i cuccioli. Entrambi gli animali non sono più reintroducibili in natura, per questo sono ospitati al Parco Pallavicino.

Orsetto lavatore Orsetto lavatore

Orsetto lavatore

Procyon lotor

Mammifero carnivoro della famiglia dei procionidi, questo orsetto è originario del Nord America e del Canada.
Onnivoro e opportunista, è un animale che si adatta bene a diversi ambienti. Si è diffuso anche in Italia, soprattutto in Lombardia, creando non poche problematiche all’ambiente e alle specie autoctone. Estremamente curioso e simpatico, è spesso anche dispettoso.
È un animale tipicamente notturno in natura, molto abile ad arrampicarsi.

La curiosità
Il tatto è il senso più sviluppato: le dita degli arti anteriori sono ricoperte da uno strato corneo che diventa elastico quando è bagnato e che consente di percepire il cibo e gli oggetti che tocca.

Fenicottero cileno Fenicottero cileno

Fenicottero cileno

Phoenicopterus chilensis

Questo famoso uccello rosa è originario delle zone umide del sud America, ma si trovano colonie anche in Italia.
Si nutre di invertebrati acquatici, insetti e alghe. Un soggetto adulto può arrivare ad un’altezza di 85 cm e un peso di 2,3 kg, con un’apertura alare di 130 cm.

La curiosità
Forse non tutti sanno che la colorazione rosa dei fenicotteri in natura deriva dalla filtrazione, tramite il becco, di piccoli crostacei ricchi di beta-carotene.

Gru Antigone Gru Antigone

Gru Antigone

Grus Antigone

Questo uccello della famiglia dei gruidi vive nelle paludi e nelle praterie del sud-est asiatico e dell’Australia.
Si nutre di semi, frutti, bacche, germogli e invertebrati.
Può raggiungere un’altezza di 1,80 metri e pesare fino a 8,5 kg.

La curiosità
La gru antigone è monogama. Checca, l’esemplare del Parco che vive qui da oltre 30 anni ha scelto l’uomo come compagno: per il veterinario che si prende cura di lei esegue danze rituali spettacolari. Per questo non tollera la presenza di altri consimili.

Daino pomellato Daino pomellato

Daino pomellato

Dama dama

Della famiglia dei cervidi, questo mammifero è un erbivoro originario del bacino mediterraneo orientale. Ad oggi è distribuito in tutta Europa.
Si riconoscono almeno 4 colorazioni del mantello, frutto di selezioni: pomellato, isabellino, bianco e melanico. Al Parco Pallavicino potrete conoscere i bianchi e i pomellati.

La curiosità
Come tutti i cervidi, il daino perde il palco in aprile-maggio. Tra agosto e settembre pulisce le corna contro gli alberi, lasciando segni caratteristici sulla corteccia.
Alla fine di questo processo inizia la stagione degli amori con i combattimenti tra maschi.

Canguro di Bennet Canguro di Bennet

Canguro di Bennet

Wallabia rufogrisea

Questo mammifero marsupiale viene dalle boscaglie del sud-est dell’Australia, ed è un erbivoro che pesa in età adulta dai 15 ai 20 kg.

La curiosità
La riproduzione di questa specie è particolarmente complessa: 30 giorni di gravidanza in utero e ben 280 giorni nel marsupio. L’allattamento dura quasi un anno e mezzo, e per un certo periodo il latte viene condiviso tra il cangurino uscito dal marsupio e il nuovo piccolo che si sta sviluppando al suo interno.
Esemplari fuggiti dai parchi britannici più di 50 anni fa si sono ben ambientati costituendo delle vere e proprie comunità; la più importante si trova sull’Isola di Man.

Ara Gialloblu Ara Gialloblu

Ara Gialloblu

Ara ararauna

Questi uccelli meravigliosi della famiglia dei Psittacidi vivono nelle foreste e nelle boscaglie del Sudamerica, comprese quelle di palme.
Si nutrono di frutta, legumi, semi e anche fiori.
Sono pappagalli monogami: scelgono il loro compagno per la vita.

La curiosità
Hanno un becco potente: nonostante pesino circa 1 kg sono in grado di esercitare una pressione di circa 80 chilogrammi. Non esiste quindi noce che possa resistergli.
L’ara oltre che essere un buon volatore e anche un ottimo arrampicatore.

Alpaca

Vicugna pacos
Mammifero erbivoro della famiglia dei camelidi, l’alpaca è originario del Sudamerica.
A differenza degli altri camelidi, viene allevato non come animale da soma ma per la sua lana particolarmente ricercata.
Un’alpaca femmina produce circa 2,5 kg di lana, mentre un alpaca maschio può arrivare a produrre anche 4 kg di lana all’anno.
Negli ultimi anni, l’alpaca si è diffuso un po’ in tutta Europa essendo un animale che si adatta molto bene ai diversi tipi di clima.

La curiosità
Più piccolo del lama, si distingue da questo anche per la forma e la posizione delle orecchie. L’origine dell’alpaca è riconducibile a 4000 anni fa e sembra essere il primo animale domestico esistente al mondo.
Il carattere docile lo rende animale adatto a trekking in montagna, pet-therapy ed è sempre più diffuso come animale da compagnia.

Cosa vedere

Il Giardino dei Fiori

Cosa vedere

Il Giardino dei Fiori

Imperdibile il Giardino dei Fiori, con il suo roseto dai mille colori e le aiuole con fioriture sempre nuove durante tutta l’estate.

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Il Giardino è un angolo di colore che nei decenni ha subito numerosi interventi, e che continuamente – grazie al lavoro della squadra di giardinieri – cambia e si trasforma.
L’impostazione del giardino che si vede oggi è degli anni Cinquanta, anche se il disegno originale del parterre di aiuole, fontane e serre risale alla fine dell’Ottocento.
È della metà del XX secolo il roseto che nel mese di maggio sboccia in tutta la sua bellezza e regala ai visitatori un ventaglio di colori e profumi. Le arcate di gelsomini e glicini che intrecciano il giardino sono tipiche dell’architettura da giardino proprio degli anni ’50.

Le fioriture
Ad aprile tulipani e viole sono i protagonisti del giardino, per lasciare la scena a maggio all’esplosione delle rose.
Da giugno a settembre hibiscus, begonie, colocasie dalle foglie verdi e rosse, brugmansie, salvie, dalie, cleome, zinnie sono alcune delle fioriture che si alternano, invitando i visitatori a tornare più volte per ammirarle tutte.

Cosa vedere

La flora

Cosa vedere

La flora

La grande meraviglia di questo parco sono gli alberi: i castani secolari e i giganti lyriodendri – tra i più antichi in Italia -, i faggi rossi, gli aceri, i larici, i ginko biloba, le sequoie, le magnolie.

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Affacciati sui viali, camelie, ortensie e rododendri colorano i panorami del parco. Star botanica del Parco Pallavicino il grandioso cedro del Libano, che domina sul Lago Maggiore dall’anfiteatro naturale di fronte alla villa privata e non accessibile al pubblico.

Davidia Involucrata Davidia Involucrata

Davidia Involucrata

Originario dei monti della Cina occidentale, cresce in zone a clima fresco e temperato-umido.
Della famiglia delle Nyssaceae, la Davidia è caratterizzata da un tronco bruno-arancio e una chioma ovoidale;  le sue foglie sono alterne, cuoriformi e a margine dentato. I fiori, che compaiono tra maggio e giugno, sono poco evidenti e riuniti in piccole infiorescenze, sono avvolti da 2 grandi brattee bianco crema. Il frutto è globoso, di 4-5 cm, dapprima verde poi purpureo a maturazione. Può arrivare fino a 20 metri di altezza.
Unica specie del suo genere, venne scoperta e introdotta in Europa solo all’inizio del Novecento. È impiegato come albero ornamentale in parchi e giardini.

La curiosità

Conosciuto come “albero dei fazzoletti” per le caratteristiche grandi brattee che avvolgono i fiori.

Cedro del Libano Cedro del Libano

Cedro del Libano

Originario delle catene montuose del Libano, cresce ad altitudini comprese tra i 1300 e i 3000 metri, in zone a clima fresco e nevoso.
Il cedro del Libano è caratterizzato da un tronco bruno-grigio e da una chioma espansa, con foglie aghiformi disposte a ciuffetti. Il portamento è “a candelabro” e la cima col tempo si appiattisce. Può arrivare fino a 40 metri di altezza.
Impiegato fin dall’antichità come materiale da costruzione – data la notevole qualità del legno, e come albero ornamentale a partire dal XIX secolo in parchi e giardini.

La curiosità

Il cedro del Libano è l’albero rappresentato nella bandiera del Libano. Anticamente diffuso in molte catene montuose del vicino oriente dove formava estese foreste, a seguito dell’intenso sfruttamento per il legname rimangono oggi poche centinaia di esemplari. È per questo una specie protetta.
L’esemplare del Parco Pallavicino domina lo spazio davanti al piazzale della villa.

Ginkgo Biloba Ginkgo Biloba

Ginkgo Biloba

Originario della Cina, il Ginkgo Biloba appartiene alla famiglia delle Ginkgoaceae.
È una pianta molto longeva che può raggiungere un’altezza di circa 40 metri assumendo una chioma espansa.
Le foglie sono caduche e dalla caratteristica forma a ventaglio di un verde brillante, mentre in autunno assumono una tonalità giallo oro. I frutti, presenti solo sugli esemplari femminili, hanno un odore riconoscibile e particolarmente sgradevole.
Molto coltivata come pianta ornamentale, la sua diffusione è dovuta alla grande adattabilità climatica e di suolo, nonostante abbia una crescita lenta.

La curiosità
Conosciuta attraverso resti fossili risalenti a 250 milioni di anni fa, è sopravvissuta grazie alla coltivazione fatta per millenni nei monasteri cinesi.

Pianta del caco Pianta del caco

Pianta del caco

Diospyros Kaki

Della famiglia delle Ebenaceae, il Diospyros Kaki – più comunemente chiamato caco – è un albero da frutto originario dell’Estremo Oriente, amante dei climi temperati.
È un albero spogliante molto longevo che può raggiungere un’altezza di circa 12 metri. Le sue foglie verde scuro diventano in autunno di un rosso vivo, e i frutti arancioni sono della grandezza di una mela.
Presente in molti giardini, l’albero del caco colora il viale del Parco Pallavicino che divide la caffetteria dal Giardino dei Fiori; un albero da frutto che è anche pianta ornamentale.

La curiosità
Il caco è una delle più antiche piante da frutto coltivate dall’uomo, ma viene introdotto in Europa soltanto alla fine del XIX secolo.
Gli alberi presenti nel Parco Pallavicino sembrano essere stati i primi introdotti nell’area del Lago Maggiore.

Liriodendro Liriodendro

Liriodendro

Liriodendron Tulipifera

Il Liriodendro appartiene alla famiglia delle Magnoliaceae. Nasce negli Stati Uniti orientali e il suo habitat ideale è caratterizzato da climi umidi freschi.
Con la sua crescita rapida, può arrivare fino a un’altezza di circa 40 metri.
Fogliame e fioriture sono la sua peculiarità. Presenta foglie caduche, con due lobi pronunciati nella parte basale e l’apice troncato; in autunno diventano di un bel giallo brillante.
I fiori giallo-verdastri sono grandi e solitari, e compaiono solo su esemplari che hanno almeno 15 anni di età.

La curiosità
Vieni chiamato anche albero dei tulipani per via dei suoi fiori che assomigliano a quelli dei più famosi bulbi.

Camelia Camelia

Camelia

Camellia japponica

Della famiglia delle Theaceae, la camelia japponica è una pianta ornamentale molto diffusa nei nostri giardini, ma originaria del Giappone.
Grande amante dei terreni acidi e del clima fresco e mite, la camelia ha una crescita lenta ma può raggiungere un’altezza di circa 12 metri.
Le foglie coriacee sono ovali e verde scuro, mentre i fiori che in natura selvatica sono semplici – bianchi o rosa – possono assumere molteplici tonalità e dimensioni in base alle numerosissime varietà coltivate.

La curiosità
Avrete sicuramente già assaggiato un infuso di camelia. Il tè che beviamo viene infatti prodotto dalle foglie della Camellia sinensis, coltivata nelle zone tropicali e sub tropicali.

Sequoia Sequoia

Sequoia

Sequoia Sempervirens

Della famiglia delle Cupressaceae, vive in climi miti e freschi con elevata piovosità.
Originario di una ristretta area costiera della California coltivato in Europa come pianta ornamentale a partire dal XIX secolo.
Considerato uno degli alberi più alti del mondo, potendo raggiungere in natura anche i 110 metri di altezza, è caratterizzato da un tronco bruno-rossiccio, chioma stretta e foglie aghiformi disposte a spirale. La crescita è piuttosto rapida.
Viene spesso impiegato come materiale da costruzione per la notevole resistenza del legno, e come albero ornamentale nei grandi parchi come quello di Pallavicino.

La curiosità
Il suo nome è un omaggio a Sequoyah, nativo americano Cherokee che inventò il sillabario Cherokee nel 1821.

Davidia Involucrata

Originario dei monti della Cina occidentale, cresce in zone a clima fresco e temperato-umido.
Della famiglia delle Nyssaceae, la Davidia è caratterizzata da un tronco bruno-arancio e una chioma ovoidale;  le sue foglie sono alterne, cuoriformi e a margine dentato. I fiori, che compaiono tra maggio e giugno, sono poco evidenti e riuniti in piccole infiorescenze, sono avvolti da 2 grandi brattee bianco crema. Il frutto è globoso, di 4-5 cm, dapprima verde poi purpureo a maturazione. Può arrivare fino a 20 metri di altezza.
Unica specie del suo genere, venne scoperta e introdotta in Europa solo all’inizio del Novecento. È impiegato come albero ornamentale in parchi e giardini.

La curiosità

Conosciuto come “albero dei fazzoletti” per le caratteristiche grandi brattee che avvolgono i fiori.

Info utili

Stagione 2021

L’apertura della stagione 2021 dei siti museali Terre Borromeo è in fase di definizione sulla base degli aggiornamenti relativi all’emergenza COVID.
Si consiglia  di consultare sempre l’homepage del sito o di contattare il call center 0323.933479 per ricevere informazioni aggiornate.

Tariffe

Singolo adulti Singolo ragazzi Gruppo adulti Gruppo ragazzi Baby
Parco Pallavicino € 12 € 8 € 10 € 6,5 € 3
Parco Pallavicino + Isola Bella € 22 € 13 € 20 € 12 -
Parco Pallavicino + Isola Bella + Isola Madre € 30 € 15 € 24 € 12 -
Parco Pallavicino (stagionale) € 70 € 40 - -
Scarica la tabella in formato PDF con tutti i prezzi
Singolo adulti
Singolo ragazzi
Gruppo adulti
Gruppo ragazzi
Baby
Parco Pallavicino
€ 12
€ 8
€ 10
€ 6,5
€ 3
Parco Pallavicino + Isola Bella
€ 22
€ 13
€ 20
€ 12
-
Parco Pallavicino + Isola Bella + Isola Madre
€ 30
€ 15
€ 24
€ 12
-
Parco Pallavicino (stagionale)
€ 70
€ 40
-
-

Come arrivare

In auto
Autostrada dei Laghi in direzione Gravellona Toce, uscita Carpugnino e seguire le indicazioni per Stresa.
È disponibile un parcheggio gratuito in prossimità dell’entrata al Parco.

In treno
Ferrovie dello Stato, linea Milano-Sempione, fermata Stresa. La stazione di Stresa è situata a 800m a piedi dal Parco Pallavicino.
Ferrovie Nord, linea Milano-Laveno, fermata Laveno.

In autobus
Linea VB Arona Milano: partenza da Milano Lampugnano, fermata B5.
Oppure Verbania – Stresa – Malpensa, su prenotazione. Per info www.safduemila.com.

In aereo
Distanza dai principali aeroporti: Torino Caselle 140km – Milano Malpensa 50 km – Milano Linate 110km – Bergamo Orio Al Serio 130 km.

Vademecum Covid

Vademecum Covid

• Si consiglia di arrivare con il biglietto già acquistato online sulla piattaforma booking.isoleborromee.it

• Nel rispetto delle norme di sicurezza, gli accessi ai siti potranno essere limitati.

• Non è possibile accedere ai siti in presenza di febbre (oltre 37.5°) o altri sintomi influenzali e laddove sussistano condizioni di pericolo come la provenienza da zone a rischio o contatto stretto con persone positive al virus nei 14 giorni precedenti e dall’estero nei 14 giorni precedenti.

• L’accesso è consentito solo se muniti di mascherina.

• Si consiglia di lavarsi le mani frequentemente; lungo i percorsi di visita e nelle toilette sono disponibili dispenser di gel igienizzante.

• Mantenere sempre una distanza maggiore di 1 metro dagli altri visitatori e dal personale.

• Non è disponibile il deposito bagagli.

• Al Parco Pallavicino è vietato toccare le gabbie, i recinti e/o le strutture presenti all’interno del Parco e si consiglia di non toccare gli animali per la loro tutela.

Si invita a consultare le FAQ di Governo.it

L'offerta delle Terre Borromeo

Tour operator & agenzie

Tutte le info utili rivolte agli operatori: affitto location, esperienze esclusive, scarica materiali e documenti utili.

Wedding

Le tante anime e l’allure aristocratica fanno di questa fortezza la cornice perfetta per un giorno speciale.

Didattica

La proposta didattica per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di I grado estesa a tutte le location delle Terre Borromeo.

Terre Borromeo

Una storia di amore,
tutela e rispetto
che dura da sei secoli.

Chi siamo

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  • Isola Bella

  • Isola Madre

  • ROCCA DI ANGERA

  • PARCO PALLAVICINO

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#Berthier130
🖼
Tra le figure femminili della Galleria Berthier incuriosisce la nobildonna ritratta dal celebre pittore Giovanni Antonio Boltraffio.
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L’opera risente dell’influenza di Leonardo che in quegli anni lavorava alla corte degli Sforza, ma con una nota personale, più emotiva e coinvolgente.
Del grande maestro il pittore emula il gioiello che ferma il velo della dama, come nella raffigurazione delle “Belle Ferronnière” del Louvre.
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Con grande maestria Boltraffio riesce a dipingere l’eleganza esteriore e interiore di una dama della corte milanese. Scoprite i dettagli nelle stories.
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Giovanni Antonio Boltraffio
Ritratto femminile
1500 circa
Galleria Berthier, Palazzo Borromeo
Isola Bella
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#Berthier130
🖼
Among the female figures of the Berthier Gallery, the noblewoman, portrayed by the famous painter Giovanni Antonio Boltraffio, is one of the most intriguing.
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The work is inspired by the influence of Leonardo who, during that time, worked at the Sforza court; but the piece also invokes a personal, more emotional and engaging sentiment.
Learning from the master, the painter was able to reproduce the jewel that holds the lady’s veil, just as it is depicted in the "Belle Ferronnière" in the Louvre.
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With great skill, Boltraffio managed to paint the exterior and interior elegance of a lady of the Milanese court. Find out more in our stories.
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Giovanni Antonio Boltraffio
Female portrait
About 1500
Berthier Gallery, Palazzo Borromeo
Isola Bella

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🛡
Gli stemmi nobiliari hanno una funzione precisa: identificare una persona o una casata in modo univoco.
⚔️
Vennero adottati a partire dal Medioevo ed ebbero all’inizio una funzione pratica: servivano a distinguere i diversi guerrieri impegnati nei tornei e nelle battaglie.
Anche la famiglia Borromeo ne ha collezionati molti. Nel corso dei secoli ha arricchito lo stemma originario in seguito ad alleanze, matrimoni, variazioni di status e conquiste territoriali.
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Tra gli elementi distintivi del suo stemma, i tre anelli a punta di diamante rappresentano l’unione delle casate Sforza, Visconti e Borromeo e il dono ricevuto da Filippo Maria Visconti e Francesco Sforza come premio per aver custodito i loro territori.
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Riuscite a individuarli nelle stories?
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Noble coats of arms have a precise function: to uniquely identify a person or house.
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They were adopted from the Middle Ages and initially had a practical function: they were used to distinguish the different warriors engaged in tournaments and battles.
The Borromeo family have collected many over the centuries. The original coat of arms has been enriched as a result of alliances, marriages, changes in status and territorial conquests.
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Among the distinctive elements of its coat of arms, the three diamond-tipped rings represent the union of the Sforza, Visconti and Borromeo families and the gift received by Filippo Maria Visconti and Francesco Sforza as a reward for guarding their territories.
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Can you spot them in our stories?

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#Berthier130
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Tra tutti gli sguardi della Galleria Berthier, quello inquieto e fiero di un gentiluomo pare fissarci dritto negli occhi.
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Sembra quasi di conoscerlo, merito della posa informale e dell'espressività del ritratto. Daniele Crespi, pittore del Seicento lombardo molto amato dalla famiglia Borromeo, è famoso per la sua capacità di coinvolgere lo spettatore creando un'empatia immediata tra il soggetto dipinto e chi lo osserva.
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Come ci riesce? Scopritelo nelle stories.
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Daniele Crespi
Ritratto di gentiluomo con barba
1625-1630
Galleria Berthier, Palazzo Borromeo
Isola Bella
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#Berthier130
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Among the many gazes in the Galleria Berthier, the restless and proud one of a gentleman seems to stare us straight in the eyes.
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It feels like we almost seem to know him, thanks to his informal pose and the expressiveness of the portrait. Daniele Crespi, a seventeenth-century painter from Lombardy, much loved by the Borromeo family, is famous for his ability to engage the viewer by creating an immediate empathy between the painted subject and the observer.
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How does he do it? Find out in our stories.
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Daniele Crespi
Portrait of a Gentleman with a Beard
1625-1630
Berthier Gallery, Palazzo Borromeo
Isola Bella

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Nella giornata della donna, vi presentiamo Clelia del Grillo Borromeo Arese (1684-1777), uno straordinario esempio di emancipazione per le donne della sua epoca.
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Coltissima, esuberante ed eccentrica, si appassionò allo studio delle lingue, alla filosofia, alla storia e alla politica, ma nutrì grande interesse anche per la mineralogia e la matematica.
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Famosi e controversi i suoi salotti di “conversazione”: ogni sera apriva le porte della sua casa per ospitare i più importanti uomini di scienza e cultura italiani e stranieri, tra cui anche Montesquieu.
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Clelia ricevette un grande omaggio dal matematico Guido Grandi, che nei suoi studi sui fiori geometrici nominò alcune curve "clelie", in onore della Contessa.
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Che il coraggio di Clelia di essere libera e diversa sia il migliore augurio per tutte le donne, oggi e ogni giorno dell’anno.
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On Women's Day, we present Clelia del Grillo Borromeo Arese (1684-1777), an extraordinary example of the emancipation of women of her time.
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Cultured, exuberant and eccentric; she became interested in the study of languages, philosophy, history and politics, but also had great interest in mineralogy and mathematics.
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Her living rooms of “conversation” were famous and controversial: every evening she opened the doors of her house to host the most important Italian and foreign men of science and culture, including Montesquieu.
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Clelia received a great tribute from the mathematician Guido Grandi, who in his studies of geometric flowers named some curves "clelias", in honor of the Countess.
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May Clelia's courage to be free and different be the best wish for all women, today and every day of the year.
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